Insidie stradali – quando il danno è risarcibile?

Le strade pubbliche presentano, molto spesso, diverse insidie [buche, avvallamenti, etc.] che possono rappresentare un grave pericolo per i conducenti di veicoli e anche per i pedoni.

Ma non sempre il difetto di manutenzione del fondo stradale comporta la responsabilità dell'ente pubblico proprietario della strada.

Difatti, la giurisprudenza ritiene che molte insidie siano riconoscibili ed evitabili usando l’ordinaria diligenza che, sostanzialmente, coincide con la prudenza nella guida.

Per aversi responsabilità dell'ente pubblico proprietario della strada (Comune, ANAS, etc.), la giurisprudenza di legittimità ritiene che debbano sussistere quelle condizioni minime individuate nell'imprevedibilità e conseguente inevitabilità dell'insidia stradale.

Emblematica è l'Ordinanza n° 6425 del 30 marzo 2015 della Cassazione civile, sezione sesta, relativa ad un caso avvenuto in provincia di Cagliari: una signora è caduta dalla moto per una buca sulla strada e ha fatto causa al Comune; prima il Giudice di pace, poi il Tribunale di Cagliari ed infine la Cassazione hanno escluso la responsabilità dell'ente pubblico "per la considerazione che, avuto riguardo alla generale situazione di degrado della strada, agevolmente percepibile dall'utente, una guida accorta, prudente e tecnicamente adeguata non avrebbe potuto condurre alla perdita del controllo del motoveicolo e alla successiva caduta".

La Cassazione ha concluso evidenziando che "in tema di danno da insidia stradale, la concreta possibilità per l'utente danneggiato di percepire o prevedere con l'ordinaria diligenza la situazione di pericolo occulto vale ad escludere la configurabilità dell'insidia e della conseguente responsabilità della pubblica amministrazione per difetto di manutenzione della strada pubblica, dato che quanto più la situazione di pericolo è suscettibile di essere prevista e superata attraverso l'adozione di normali cautele da parte del danneggiato, tanto più incidente deve considerarsi l'efficienza del comportamento imprudente del medesimo nel dinamismo causale del danno".

E nello stesso senso anche tante altre sentenze [Tribunale di Roma, sezione seconda civile, sentenza del 15 marzo 2005 - Cassazione, sez. III Civile, sentenza n. 10129 del 18 maggio 2015 - Cassazione, sentenza 22 ottobre 2013 n. 23919 - Cassazione, sentenza n.15389 del 13 luglio 2011 - Cassazione, sez. III Civile, sentenza 18 maggio 2012 n. 7937].

La prevedibilità può desumersi da molti elementi: ad esempio, il fatto che il danneggiato abiti vicino al luogo del sinistro [Corte di Cassazione, sez. III Civile, sentenza n° 21940/15].

E in ogni caso, nell’effettuare un doveroso bilanciamento tra prevenzione e cautela, molto spesso il giudice riconduce alla disattenzione del danneggiato l’esclusiva responsabilità del fatto [Corte di Cassazione, sez. VI civile, sentenza n° 12174/2016].

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