Niente è per sempre, né il matrimonio né l’assegno divorzile


 In Italia la legge sul divorzio ha meno di cinquanta anni ed inizialmente prevedeva – oltre alla necessità di una separazione legale di almeno sette anni – un vincolo economico perpetuo per il mantenimento del tenore di vita in costanza di matrimonio.

Al di là del fatto che la separazione è un qualcosa di sconosciuto in quasi tutte le nazioni [in cui si va direttamente al divorzio] anche l’Italia, pian piano, si sta adeguando al concetto di una società moderna e più matura nei vincoli matrimoniali.

Accade spesso che il coniuge divorziato decida di convivere con un altro partner; e oramai l’avvio di una nuova convivenza determina il definitivo addio al mantenimento.

Con la recente ordinanza della Cassazione civile n° 18111 del 21 luglio 2017, la nostra Corte Suprema ha stabilito che se il coniuge divorziato decide di convivere con un’altra persona – costituendo una nuova famiglia, anche se solo di fatto – taglia definitivamente il legame con il tenore ed il modello di vita della precedente vita matrimoniale, facendo venir meno ogni presupposto per la riconoscibilità dell’assegno divorzile a carico dell’altro coniuge, sicché il relativo diritto non entra in stato di quiescenza, ma resta definitivamente escluso.

Infatti, la formazione di una famiglia di fatto è costituzionalmente tutelata dall’art. 2 della Costituzione come formazione sociale stabile e duratura in cui si svolge la personalità dell’individuo, e quindi la nuova convivenza è espressione di una scelta esistenziale, libera e consapevole, che si caratterizza per l’assunzione piena del rischio di una cessazione del rapporto e, quindi, esclude ogni residua solidarietà post-matrimoniale con l’altro coniuge, il quale non può che confidare nell’esonero definitivo da ogni obbligo.

E questo si spiega sulla base del principio che, in caso di nuova convivenza, il diritto all’assegno non viene sospeso ma viene definitivamente cancellato; rendendo irrilevanti le successive evoluzioni del nuovo rapporto [in pratica, instaurata una nuova convivenza, non importa se questa avrà una breve durata e terminerà velocemente].

In parole più semplici, la Cassazione chiarisce che il matrimonio – contrariamente a quanto avveniva in passato – non è più una sistemazione definitiva per il coniuge.

Infatti, come già chiarito con la sentenza n° 11504 del 2017, sposarsi è un atto di libertà e autoresponsabilità. Con il divorzio “il rapporto matrimoniale si estingue sul piano non solo personale ma anche economico-patrimoniale – a differenza di quanto accade con la separazione personale, che lascia in vigore, seppure in forma attenuata, gli obblighi coniugali di cui all'art. 143 cod. civ. – sicché ogni riferimento a tale rapporto finisce illegittimamente con il ripristinarlo sia pure limitatamente alla dimensione economica del "tenore di vita matrimoniale" ivi condotto - in una indebita prospettiva, per così dire, di "ultrattività" del vincolo matrimoniale”.

Vi è, quindi, anche per il divorzio un principio di "autoresponsabilità", in quanto il divorzio segue normalmente la separazione personale ed è frutto di scelte definitive che ineriscono alla dimensione della libertà della persona ed implicano per ciò stesso l'accettazione da parte di ciascuno degli ex coniugi delle relative conseguenze anche economiche.

Qualora uno dei coniugi richieda l’assegno divorzile, il giudice dovrà verificare se questo spetti sulla base dei seguenti criteri: mancanza di mezzi adeguati – impossibilità di procurarseli per ragioni oggettive – capacità e possibilità effettive di lavoro personale.

Nell’eventualità che il giudice verifichi i presupposti per l’ottenimento dell’assegno divorzile, lo stesso dovrà essere quantificato sulla base della condizione dei coniugi, del contributo personale ed economico dato da ciascuno alla conduzione familiare ed alla formazione del patrimonio di ciascuno o di quello comune, del reddito di entrambi. E valutare tutti i suddetti elementi anche in rapporto alla durata del matrimonio.

Con queste due pronunce la Cassazione ha realizzato una svolta epocale preservando [poiché il vincolo genitoriale è evidentemente diverso] solo il mantenimento dei figli.

 

 


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Commenti: 1
  • #1

    Giuseppe (sabato, 14 aprile 2018 07:53)

    Ma l'assegno divorzile deve essere erogato a vita?